22 Novembre 2019

DORMIRE AIUTA L’APPRENDIMENTO DELLE LINGUE? UNO STUDIO DICE SI

imparare lingua straniera dormendo
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Secondo uno studio pubblicato su Current Biology da alcuni ricercatori dell’Università di Berna, l’attività cerebrale durante il periodo di sonno avrebbe influenza positiva sull’apprendimento e consolidamento delle nozioni linguistiche.

 

DALLA SVIZZERA LO STUDIO-RIVELAZIONE

 

Imparare una lingua straniera è un’azione piuttosto impegnativa, che può diventare più o meno pesante a seconda di numerose variabili come la tipologia di corso, il docente, il metodo, l’età dello studente, ecc…

Quello che però può portare giovamento – ed è una novità assoluta – sarebbe piuttosto l’attività cerebrale durante il periodo di riposo. Si, ma come? A porsi questa domanda sono stati gli studiosi dell'Università di Berna che, mediante un esperimento con alcuni candidati, hanno potuto dimostrare come anche durante il sonno vi sia un’attività cerebrale tale per cui sarebbe possibile apprendere nuove parole.

Secondo lo studio pubblicato su Current Biology, tutto ruoterebbe attorno all’Ippocampo: quando l’uomo raggiunge livelli di sonno profondo, le sue cellule cerebrali coordinano progressivamente la loro attività passando ogni mezzo secondo da uno stato di breve attività (detto “Stato Up”) ad uno di inattività altrettanto breve (detto “Stato Down”).

 

L’ ESPERIMENTO: ECCO COSA E’ EMERSO

 

I ricercatori hanno chiesto ad alcuni volontari di fare un pisolino dopo pranzo in laboratorio. Dopo di che, durante il riposo, hanno ascoltato le parole di una lingua artificiale – inesistente – e la traduzione corrispondente in tedesco. Contemporaneamente, i ricercatori li hanno sottoposti a risonanza magnetica funzionale così come dopo il risveglio, scoprendo che le parole straniere venivano associate correttamente alla traduzione in tedesco quando erano state ascoltate da 2 a 4 volte nei peridi di sonno in “Stato Up”.

 

QUALI PROSPETTIVE SUL LUNGO TERMINE? LE CONCLUSIONI

 

Di per sé la scoperta è davvero sensazionale, perché permette di conoscere meglio e lavorare su aspetti cognitivi che prima d’ora erano ancora non del tutto noti. Ma la domanda cruciale resta aperta: esistono reali possibilità di apprendimento sul lungo periodo? Nel frattempo, per levarsi ogni dubbio, converrà continuare a stare sui libri (da svegli) ancora per un po'.